Aprile in poesia

aprile poeti

Po Chu-I

marzo poeti

La tinta dell’acqua al crepuscolo è ancora bianca.
Le braci del tramonto nell’ombra si smorzano.
Il loto scosso dal vento è un ventaglio spezzato:
l’onda lunare che avanza, un filo di gemme.
Trillando i grilli si chiamano e si rispondono,
le anitre mandarine dormono a coppie.
Lo schiavetto annuncia ripetutamente che è notte
ma i passi esitano sulla via del ritorno.

Po Chu-I

John Keats

aprile poeti

Al sonno

Tu che imbalsami la quiete della notte,
chiudendo con le tue dita premurose e buone
i nostri occhi lieti del buio, e li proteggi dalla luce,
avvolti all’ombra del divino oblio:
o dolce sonno, chiudi, se ti aggrada,
mentre ti canto, i miei occhi vogliosi,
o attendi l’amen prima che il papavero
diffonda le sue grazie sul mio letto.

John Keats

Omar Kayyam

aprile poeti

In ogni campo dove fioriscono i tulipani
il loro rosso colore viene dal sangue di un re;
e ogni petalo di viola che spunta dalla terra
fu un tempo neo vezzoso sulla guancia di bella fanciulla.

Omar Kayyam

Vivian Lamarque

aprile poeti

Oh essere noi la luna di qualcuno!
Noi che guardiamo, essere guardate.
Luccicare. Sembrare
da lontano
la candida luna
che non siamo.

Vivian Lamarque

Giovanni Pascoli

aprile poeti

Splende al plenilunio l’orto; il melo
trema appena d’un tremolio d’argento.
Nei lontani monti color cielo
sibila il vento.

Giovanni Pascoli

Tiziano Terzani

Ascolta la natura 

aprile e poesia

Guarda la natura da questo prato,
guardala bene e ascoltala.

Là, il cuculo;
negli alberi tanti uccellini
– chi sa chi sono? –
coi loro gridi e il loro pigolio,
i grilli nell’erba,
il vento che passa tra le foglie.

Un grande concerto che vive di vita sua,
completamente indifferente,
distaccato da quel che mi succede,
dalla morte che aspetto.

Le formicole continuano a camminare,
gli uccelli cantano al loro Dio,
il vento soffia.

Tiziano Terzani

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Marzo in poesia

marzo in poesia

Carlo Di Legge

marzo in poesia

Esco stasera,
è notte come di primavera.
Una luna piena principessa
regala argento alla valle dei limoni.
Nello spirito
un sentimento pieno come la luna
dipinge splendidi colori
fino ai luoghi più segreti.
Sei come la luna, tu che mi conforti:
lei sta in alto, tu ovunque.

Carlo Di Legge

P. B. Shelley

marzo poeti

Anemoni e violette,
colorati, ma ancora senza profumo,
coronano il pallido anno, debole e nuovo.

P. B. Shelley

U. Saba

marzo poeti

Di marzo per la via della fontana
la siepe si è svegliata tutta bianca,
ma non è neve, quella:
è il biancospino
tremulo ai primi soffi del mattino.

U. Saba

Meng Hao-Jan

marzo poeti

Me ne resto a dormire, ed ignoro
l’alba primaverile:
mentre per ogni dove,
si odono gli uccelli.
Dalla notte,
echi di venti e scrosci.
Ma chissà, dopotutto, quanti fiori
divelti sono già sparsi al suolo!

Meng Hao-Jan

Po Chu-I

marzo poeti

La tinta dell’acqua al crepuscolo è ancora bianca.
Le braci del tramonto nell’ombra si smorzano.
Il loto scosso dal vento è un ventaglio spezzato:
l’onda lunare che avanza, un filo di gemme.
Trillando i grilli si chiamano e si rispondono,
le anitre mandarine dormono a coppie.
Lo schiavetto annuncia ripetutamente che è notte
ma i passi esitano sulla via del ritorno.

Po Chu-I

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Cura la mente e curerai anche il corpo: la mia umile storia

corpo

Eccomi qui, è passato del tempo dal mio ultimo articolo. Del resto c’è anche bisogno di vivere, sperimentare e soffrire, per avere qualcosa in più di cui parlare.

Eccomi qui, a darvi un consiglio che viene dal cuore:

curate la mente e curerete anche il corpo

prendetevi cura della vostra serenità mentale e vedrete che il corpo ne gioverà di conseguenza.

La mia umile storia

Vi racconterò la mia umile storia, sperando che possa essere d’aiuto a qualcuno di voi. L’umile storia di una ragazza che credeva di volersi bene ma non era affatto così.

Soffro di dermatite atopica dalla nascita, una malattia della pelle, e ne soffro tuttora nel pieno dei miei ventotto anni, sebbene secondo alcuni “specialisti” avrebbe dovuto abbandonarmi tempo fa. E’ stata sempre molto dura conviverci. Andava e veniva, “inspiegabilmente”. E quando c’era, la mia vita era un incubo. La pelle secca pizzicava e bruciava, mi logoravo di ferite..in più provavo vergogna per chi mi guardasse.

Col tempo iniziai a notare che ad ogni episodio di stress, agitazione, ansia corrispondeva qualche sfogo sulla pelle, piccolo o grande, a seconda degli episodi. Non vi prestai troppa attenzione però. Le crisi acute erano rare e in quei casi mettevo del cortisone e passava tutto. Per i piccoli sfoghi bastava della crema idratante e d’estate un bel bagno a mare. Ad ogni modo tendevo ad incolpare fattori esterni a me come causa del mio stress e quindi della mia dermatite.

L’amore

Tre anni fa conobbi una persona della quale mi innamorai follemente. Per circa due anni abbiamo avuto una storia a distanza. Continui viaggi in autobus e in treno, ma la forza dell’amore faceva da carburante al tutto. Questa persona era però molto turbata da una situazione familiare instabile ed io e la mia sensibilità ne risentivamo spesso, e con essa la mia dermatite.

corpo

Trascurai spesso i miei sintomi per paura di dover rinunciare a quell’amore. Non volevo accettare l’idea che stare con la persona che amavo potesse nuocermi. In più la distanza, che spesso rendeva le cose difficili, altrettanto spesso le rendeva più semplici. Essa infatti ci permetteva di lasciare i problemi a casa o in qualche parte ben nascosta dentro di noi, per poter godere di quei pochi giorni che riuscivamo a passare insieme ogni mese.

La convivenza che avrebbe dovuto risolvere tutto

Finalmente decidemmo di fare un passo avanti, la convivenza. Inizialmente doveva trasferirsi lui da me ma, per i problemi familiari su citati, decisi io di lasciare lavoro e casa e trasferirmi da lui. Era novembre del 2017 quando presi quella decisione, e fu proprio quello il mese in cui la dermatite iniziò a divorare il mio intero corpo.

Gennaio, febbraio e marzo furono i mesi che trascorsi a casa dei suoi. In quei mesi ebbi problemi d’ansia e bronchite e dermatite a livelli mai sperimentati in tutta la mia vita. Nonostante a fine marzo riuscimmo a prendere una bella casetta tutta per noi, nonostante avessi anche un buon lavoro, nonostante ci amassimo alla follia, i problemi di salute non mi abbandonarono. Non riuscivo a comprendere come mai, nonostante avessi realizzato il sogno di convivere con la persona che amavo, fossi ancora in quelle condizioni.

Il malessere

corpo

Crisi isteriche all’ordine del giorno per via della pelle che bruciava e pizzicava. Non riuscivo neanche ad indossare i vestiti. Non riuscivo a truccarmi né a portare i capelli sciolti o a portare gioielli. Tutto ciò entrava in conflitto con la mia pelle super irritata, arrossata, sanguinante. Non riuscivo a dormire né tanto meno a fare l’amore. Mi facevo letteralmente schifo. Era una situazione di eterno disagio.

Non capivo perché stessi così. Non capivo perché persino il cortisone non mi facesse più alcun effetto. Anzi, la mia pelle ne reagiva ancor più negativamente. Non capivo perché nonostante tutte le visite dermatologiche, le creme costosissime comprate in farmacia e le diete salutari che cercavo di seguire, io continuassi a stare, dentro e fuori, una merda.

Nonostante fossi consapevole del fatto che la mia ipersensibilità mi rendeva incapace di sopportare il dolore che la persona che amavo portava dentro di sè, e di quanto ciò influisse sulla mia salute emotiva e fisica, continuavo imperterrita a confidare in quell’amore..un amore che avrebbe risolto tutto!!!!

Purtroppo però per via delle mie condizioni fisiche e, conseguentemente, anche mentali, mi ritrovai ad avere zero relazioni sociali e con la persona che amavo le cose iniziarono ad andare sempre peggio. A me dispiaceva per la sua situazione e a lui per la mia. Entrammo in un infinito circolo vizioso dove il vedere l’altro stare sempre peggio faceva star peggio anche noi stessi. Si può questo chiamare amore?

La presa di coscienza

Purtroppo quell’amore mi aveva resa cieca. La mia pelle esternava un profondo malessere ed io non volevo darle ascolto. Non le diedi ascolto finché la situazione non precipitò ulteriormente e vennero a galla i punti marci della mia relazione. Fu in quel momento che spalancai gli occhi, tenuti fino a quel momento chiusi, e feci davvero luce sulla mia vita.

Era un amore tossico, per entrambi. Dovevo andarmene, per il mio bene.

Il miracolo

Il giorno stesso in cui presi quella decisione dormii come un ghiro!! Ero triste e spaventata eppure dormii così bene che non ricordavo neanche l’ultima volta che successe. Non solo, nel giro di pochi giorni tre quarti della mia dermatite scomparve!!

Sembrava un miracolo…ma non lo era!!!

Semplicemente avevo riconquistato un po’ di amor proprio e di serenità mentale, e il mio corpo lo percepì. Otto mesi di pura e apparentemente inspiegabile sofferenza, guarita da una “semplice” scelta di vita!

L’importanza di amare in primis se stessi

Amavo quella persona più di quanto amassi me stessa. Mi ero annullata nell’idea di quell’amore. In realtà, in quelle condizioni, ero incapace di amare.

Prendermi cura del mio corpo con creme costose e cibi biologici non servì praticamente a nulla. Solo quando decisi di curare la mia mente, curai di conseguenza anche il mio corpo.

Mi sono allora abbracciata ed ho chiesto scusa al mio corpo, per non averlo ascoltato. In passato odiavo la mia dermatite, ora, invece, la ringrazio di esistere. Perché è una fedele amica che mi ricorda quando non sono felice.

Ascoltate il vostro corpo

ascolta il tuo corpo

Ognuno di voi ha un/a fedele amico/a che vi parla apertamente. La mia è la dermatite, ma esistono tanti amici: acne, mal di pancia, crampi ecc ecc. Ascoltate il vostro corpo e curatelo da dentro, non da fuori!!! Fuori curi solo gli effetti, da dentro invece curi le cause!

Con questo non voglio assolutamente svalutare il prendersi cura del proprio corpo, ma sottolineare che non siamo solo corpo e che la nostra mente ha un enorme potere su di esso. Inoltre il mio è un invito a smettere di trovare le cause dei nostri malesseri al di fuori di noi.

Se ti viene il raffreddore non è semplicemente perché hai preso freddo ma perché hai le difese immunitarie deboli e se hai le difese immunitarie deboli è perché…..questo lo sai solo tu!

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Febbraio in poesia

W. Goethe

febbraio poeti

Conosci tu la terra dove fioriscono i limoni,
le arance d’oro splendono tra le foglie scure,
dal cielo azzurro spira un mite vento,
quieto sta il mirto e l’alloro è eccelso,
la conosci tu forse?

W. Goethe

Nakamura Kusatao

febbraio poeti

Mare d’inverno
Galleggiano i gabbiani
Fiori caduti.

Nakamura Kusatao

Antonietta Dell’Arte

febbraio poeti

Febbraio non ha parole
ascolta i canti delle radici
accoglie pioggia e vento
sogna sogni indicibili
nell’oscurità vibra la terra
nella grandezza del silenzio
per noi che attendiamo nel buoio
è breve febbraio
come la farfalla crea
e dopo un giorno muore
noi piccoli steli
nella nostra rivoluzione
prepariamo la valigia
per illuminare
con il nostro amore
i giardini dei cuori sconfitti
con i capelli di luna
andiamo a rinnovare
una giovane alba dimenticata
prima dell’ultimo tramonto
fioriremo
ma non dite al poeta
parole rapinate dal vuoto
che scivolano sul fiume
e si perdono nel mare
il poeta ha bisogno di silenzi
per ascoltare la voce del mondo
a farne musica fiorita d’amore
noi intanto prepariamo la valigia
fioriremo.

Antonietta Dell’Arte

S. T. Coleridge

febbraio poeti

Perciò ogni stagione sarà dolce per te,
sia che l’estate rivesta tutta la terra
di verde o che il pettirosso si posi e canti
tra i fiocchi di neve sul ramo spoglio
del melo molle di muschio, mentre il vicino tetto di paglia
per il disgelo fumiga al sole: sia che sgrondino gocciole
udite soltanto nella tregua della bufera,
o che il segreto ministero del gelo
le sospenda in silenti ghiaccioli
quieti scintillando alla quieta luna.

S. T. Coleridge

Carlo Di Legge

febbraio poeti

Esco stasera,
è notte come di primavera.
Una luna piena principessa
regala argento alla valle dei limoni.
Nello spirito
un sentimento pieno come la luna
dipinge splendidi colori
fino ai luoghi più segreti.
Sei come la luna, tu che mi conforti:
lei sta in alto, tu ovunque.

Carlo Di Legge

Gennaio in poesia

Walt Whitman

gennaio

Io credo che un filo d’erba non valga affatto meno
della quotidiana fatica delle stelle,
e la formica è ugualmente perfetta, come un granello di sabbia,
come l’uovo di uno scricciolo,
e la piccola rana è un capolavoro pari a quelli più famosi,
e il rovo rampicante potrebbe ornare i balconi del cielo,
e la giuntura più piccola della mia mano qualunque meccanismo,
può deridere,
e la mucca che rumina con il suo capo chino è superiore
a qualsiasi monumento.

Walt Whitman

W. Shakespeare

gennaio

Quando con tutta forza soffia il vento
e nella tosse annega il sermone del parroco
e gli uccelli stanno fermi e tristi nella neve
e di Marion il naso e rosso e ruvido…

W. Shakespeare

Saffo

gennaio

Gli astri intorno alla limpida luna
nascondono l’immagine lucente
quando piena più risplende bianca
sopra la terra.

Saffo

Sergio Solmi

gennaio

Scende, si posa su tetti e balconi
l’antica neve. Dai vetri mi appare
incredibile e nuova come apparve
ai miei meravigliati occhi d’infanzia.
Esita presso terra a un breve soffio
d’aria mossa, ricade leggermente…

Sergio Solmi

Jean Ingelow

gennaio

Spinto dal vento il fumo
del monte Fuji
scompare nel cielo;
il mio cuore si dirige
verso l’infinito.

Jean Ingelow

 

 

 

 

 

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Ortica: benefici di una pianta amica

Sprechiamo così tante energie, tempo e denaro alla ricerca di rimedi efficaci ai nostri problemi di salute senza accorgerci che spesso questi sono proprio davanti ai nostri occhi.

L’ortica è una pianta selvatica che spesso snobbiamo: punge, è selvatica, allora è cattiva e sporca. Potreste rimanere stupiti nel conoscere gli enormi benefici che arreca l’utilizzo di questa pianta. Una pianta gratuita e facilissima da trovare.

L’ortica è una pianta perenne, raggiunge il tempo balsamico (in cui i principi attivi sono più concentrati e potenti) in aprile, in estate si indebolisce un po’ per poi tornare vigorosa con un nuovo tempo balsamico a settembre.

Cresce ovunque, è una di quelle piante che non hanno neanche bisogno di essere descritte, chiunque conosce l’ortica ahimè per la reazione urticante provata almeno una volta nella vita toccando le sue foglie.

Questa piantina così modesta è una miniera di proprietà medicinali e terapeutiche che spaziano in molti campi d’azione diversi.

Proprietà

L’ortica è ricca di clorofilla, vitamina C e sali minerali. É emostatica, antireumatica, cicatrizzante, vasocostrittrice, antiflogistica.

Come molte piante che abbondano all’inizio della primavera ha forti proprietà depurative, sia del sangue che dei reni.

Ha proprietà disintossicanti e fortemente alcalinizzanti, in grado di facilitare l’eliminazione dei residui acidi dall’organismo. Si rivela quindi estremamente utile per prendersi cura del proprio corpo dopo il lungo inverno e prepararlo al meglio ad una rinnovata vitalità.

L’azione diuretica, oltre a depurare, aiuta nei casi di calcoli renali, renella, cistite, gotta e artrite.

Grazie al suo alto contenuto di clorofilla e di minerali, in particolare ferro (in sinergia con l’acido folico anch’esso contenuto nella pianta), calcio, fosforo, silicio, potassio, magnesio e manganese, l’ortica è un efficace antianemico, remineralizzante e ricostituente, grazie anche al buon contenuto di vitamine A, C e K.

Ha inoltre proprietà vasocostrittrici ed emostatiche che la rendono indicata in caso di mestruazioni abbondanti e in tutti i tipi di emorragie interne ed esterne come perdite di sangue dal naso, sangue nelle urine, ulcere dello stomaco.

É anche un’ottimo regolarizzatore intestinale grazie all’azione dei tannini e delle mucillagini presenti nella pianta che la rendono utile sia in casi di diarrea che di stipsi.

L’ortica è inoltre un’ottima alleata per le donne. Oltre ad aiutare in caso di mestruazioni abbondanti, è consigliata in età fertile per la sua azione antianemica e in menopausa perché è un’ottima fonte vegetale di calcio.

Dove cercare l’ortica

Diffusa in tutto il mondo, l’ortica può crescere in ogni dove fino ad un’altitudine di 2500 metri, ma predilige i luoghi umidi vicini alle zone abitate, vale a dire terreni con molto azoto.

ortica

Come raccoglierla

L’ortica è una pianta perenne che quindi si trova tutto l’anno, ma è consigliabile la raccolta in primavera (fatene scorta per l’inverno) ed estate e magari dopo una fresca pioggia, ma si possono trovare nuovi getti anche in autunno dopo il taglio del fieno.

Armatevi di guanti di gomma e forbici e andate a cercare il vostro cespuglio di piantine verdi. Cercate le più giovani e tenere e cogliete le cime e al massimo due-tre file di foglie più in basso. Fate bene attenzione ad osservare la parte sottostante delle foglie, che molto spesso sono attaccate da famiglie parecchio numerose di piccoli pidocchi.

Evitate di raccogliere le piante con i parassiti, per mia esperienza qualche passo più in là troverete un altro cespuglio che ne sarà libero.

Nota: Appena il fusto lignifica non è più utilizzabile a scopo alimentare.

Metodi di essicazione

Tornati a casa dedicatevi subito alla pulizia: separate le foglie dagli steli, lavatele bene (non toglietevi mai i guanti!) e asciugatele con una centrifuga da insalata.

1° metodo: Sparpagliate le foglie, in modo che non si sovrappongano troppo, sui vassoi dell’essiccatore o su dei graticci da sistemare al buio o comunque al riparo dalla luce diretta in un luogo secco e ventilato. Se usate l’essiccatore fatelo andare a 40° per 12-18 ore circa.

ortica
2° metodo

2° metodo: Un’altro metodo per essiccare le foglie è raccogliere l’ortica a mazzetti e appenderla a testa in giù per qualche giorno. Sempre al buio e in luogo ventilato, fino a completa essiccazione. In questo caso lavate e asciugate gli steli senza staccare le foglie, operazione che farete a essiccazione avvenuta.

Conservate le foglie in sacchetti di carta o vasetti di vetro riposti al buio.

Come utilizzare l’ortica

In cucina

Come cibo  l’ortica è ottima per una cura disintossicante.  Può essere utilizzata, previa bollitura, per minestre e risotti, verdura, nei ripieni e nelle frittate.

Essa è inoltre ottima sotto forma di infuso, decotto, succo o sciroppo per depurare l’organismo, per affezioni dell’apparato intestinale, anemia, artrite e reumatismi.

Infuso di ortica: mettete 50 g di foglie fresche in un litro di acqua bollente (potete conservare l’infuso in frigo per 2/3 giorni al massimo) oppure un cucchiaio abbondate di foglie sminuzzate in una tazza di acqua bollente.  Lasciate in infusione 10-15 minuti e poi filtrate.

Per fare una cura depurativa bevetene 4-5 tazze al giorno, possibilmente lontano dai pasti per 20 giorni consecutivi. Poi fermatevi per 10 giorni e riprendete altri 20 giorni.

Decotto di erba fresca: mettete 30 g di ortica fresca in mezzo litro d’acqua fredda e fate bollire per 10 minuti, filtrate e bevete calda, o anche fredda se preferite. Ideale per chi soffre di stress psico-fisico. Un bicchiere di succo a digiuno tutte le mattine.

ORTICA
Succo: per ottenere 100 ml di succo occorrono grandi quantità di erba fresca, circa 10 kg.

In campo cosmetico

Anche in campo cosmetico gli impieghi sono molteplici. Viene usata soprattutto per purificare la pelle, per combattere la caduta dei capelli, la seborrea e la forfora e per rinforzare il cuoio capelluto.

Pomata: sciogliete 250 g di cera d’api sbiancata in un recipiente a bagnomaria, versateci 30 g di ortica essiccata e fate cuocere a fuoco bassissimo per circa 2 ore. Filtrate in un recipiente coperto da un telo e mentre è ancora calda, usando guanti in gomma, spremete bene. Passate subito in vasetti di vetro scuro.

Tintura: si trova già pronta in erboristeria o nelle farmacie con reparto erboristico. Per prepararla: ponete 20 g d’ortica essiccata in 100 ml di alcool a 25° C e lasciate macerare per 5 giorni, in seguito filtrate e conservate in bottiglie scure. 

Facendo invece dei cataplasmi con foglie sbollentate e tritate è possibile curare ferite, emorragie e irritazioni cutanee.

Nel giardinaggio

Un macerato di ortica è anche utile come antiparassitario da usare sulle piante da orto e da giardino.

Diventa inoltre un ottimo fertilizzante per le piante di casa, grazie all’aiuto dei minerali e della clorofilla che contiene (anche il decotto funziona).

Mettete 100gr di ortica a macerare per 7 giorni in un litro di acqua.

L’ortica è naturalmente una pianta infestante, ma svolge un ruolo importante sulle piante a lei vicine aumentandone il contenuto di oli essenziali.

Avvertenze

Non consumare i semi.

Raccogliere con dei guanti. Il contatto con le parti aeree della pianta induce una reazione allergica, che può prolungarsi fino a 12-14 ore dopo il contatto stesso. Le sostanze irritanti contenute nei peli si perdono con la cottura o dopo circa 12 ore dalla raccolta.

Per il suo effetto diuretico è sconsigliata l’assunzione in caso di edemi o malattie cardiache.

E’ opportuno evitarne la somministrazione in gravidanza e durante l’allattamento, soprattutto perché stimola la motilità della muscolatura uterina.

Prima del consumo o applicazione per scopi curativi chiedete informazioni al vostro farmacista, medico o erborista.

 

 

 

 

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Come scegliere il proprio gruppo di amici

Nella vita di tutti noi esistono persone che hanno lasciato il segno e che, a prescindere dalla distanza spaziale e temporale, continuano ad occupare un posticino nei nostri cuori.

È certamente più semplice mantenere unito il proprio gruppo di amici quando si vive, studia o lavora per tanti anni nella stessa città.

La vera sfida però inizia quando le proprie strade si dividono e ci si trasferisce altrove.

Accade quindi che si perdono per strada alcuni dei vecchi amici e, al contempo, si fa fatica a creare nuovi rapporti solidi e duraturi.

Sono davvero pochi quei veri amici che restano tali, nonostante tutto.

NUOVA VITA E GRUPPO

LE AMICIZIE VERE

Le amicizie cosiddette “vere” hanno bisogno di tempo per essere coltivate e, soprattutto, hanno bisogno di naturalezza.

Non si può forzare la nascita di un’amicizia semplicemente perché ci si sente soli e spaesati in una nuova città, né cercarla a tutti i costi, rischiando così di entrare in contatto con persone (per noi) sbagliate e in cui riponiamo, nonostante tutto, false speranze.

L’ATTACCAMENTO AL PASSATO

I cambiamenti spesso spaventano e minacciano il nostro equilibrio.
Una parte di noi resta affezionata a quello che eravamo prima e non riesce a lasciarsi andare alle novità.

GRUPPO E PASSATO

Spesso proiettiamo nel nostro presente, persone ed eventi ormai appartenenti al nostro passato. Non ci rendiamo conto che crescendo cambiamo e che anche quelle vecchie persone e situazioni, contemporaneamente, cambiano.

Piuttosto che “ritrovare” noi stessi, dovremmo ogni giorno “trovare” quella nuova parte di noi che si adatta ai tempi che corrono. Perché “ritrovarsi” è un po’ come fare un tuffo nel passato.

Sia chiaro, il passato fa parte di noi ed è grazie ad esso se abbiamo raggiunto certi traguardi. Non possiamo rinnegare il nostro passato ed è giusto che ne conserviamo i ricordi e gli insegnamenti. Il voler rivivere situazioni ed emozioni passate però deve essere una scelta e non una costrizione dettata dalla pigrizia e dalla routine che non si ha il coraggio di abbandonare.

L’importanza dei vecchi amici

Non scordiamoci dei nostri vecchi amici, quelli che non vediamo e sentiamo da un po’, ma che sono ancora nostri amici.

Piuttosto che uscire con quel collega di lavoro che non sopporti, solo perché non hai di meglio da fare, perché non approfitti di un weekend libero per andare a trovare un vecchio amico?

Anche se fosse solo per un caffè!

Certi rapporti vibrano di così tanta bella energia che anche viverli per soli cinque minuti può lasciarti dentro una sensazione di positività e benessere impagabile e che ti porterai dentro per sempre.

GRUPPO DI VECCHI AMICI

In fondo che importa dove, come e quando abbiamo la possibilità di rincontrare i nostri vecchi amici?

L’importante è sapere che ci sono e che ci sono per noi.

È giusto che ognuno percorra la sua strada, ma questo non implica lo svanire dell’energia che regna fra due persone.

L’IDEOLOGIA DEL GRUPPO

GRUPPO DI AMICI

Spesso si ha la tendenza a frequentare sempre lo stesso gruppo di persone, che fa sempre le stesse cose e parla sempre delle stesse cose.

Diventa inevitabile, così, cadere nella monotonia e nella noia.

Al contrario, invece, se si esce con gruppi diversi, aumentano le probabilità di fare e parlare di cose completamente nuove e, per questo, più entusiasmanti.

L’intelligenza si divide all’interno del gruppo

L’essere umano tende a diventare più stupido, o meno intelligente, quando si trova insieme ad altre persone. Alle volte per farsi notare o per far valere le sue ragioni o, semplicemente, per cercare di risultare simpatico a tutti.

Persone che possono risultare antipatiche o superficiali in gruppo possono riservare qualità inaspettate se prese singolarmente.

Onestamente preferisco far parte di un gruppo quando questo gruppo può essere realmente chiamato tale. In che senso? Nel senso che gli appartenenti a questo gruppo hanno deciso di unirsi in nome di uno o più interessi comuni (come ad esempio uno sport o un movimento politico).

Rifiuto invece di appartenere ad un gruppo di persone che si è trovato insieme per puro caso e non sa neanche come passare al meglio il proprio tempo.

Il gruppo deve essere una scelta, non un’assenza di alternative.

GRUPPO E SCELTE

Per ogni interesse diverso può esistere un gruppo diverso

Poiché gli interessi di una persona sono molteplici, preferisco far parte di più gruppi, così da poter passare da un gruppo all’altro a seconda di quali interessi io abbia voglia di coltivare.

Molti hanno definito questo, un atteggiamento egoistico.

Onestamente non ne vedo il motivo.

Perché mai dovresti sentirti costretto a fare ciò che non ti fa star bene solo per soddisfare le esigenze del gruppo?

E perché mai dovresti rinunciare alle tue passioni solo perché gli altri del gruppo non le condividono?

Perché il tuo migliore amico dovrebbe offendersi nel caso tu decidessi di andare a giocare a golf con un altro amico, quando lui non ama affatto giocare a golf? Tutt’al più sarebbe lui l’egoista qualora ti proibisse di giocare a golf con il tuo amico solo perché quell’amico non è lui!

IN COMPAGNIA DI SE STESSI

Bisognerebbe anche un po’ abbandonare quest’idea che per fare qualcosa che ci piace bisogna per forza trovare un amico che voglia farla con noi.

E se non avessimo amici interessati a farla?
E se vivessimo in una città nuova e non avessimo proprio degli amici? Rinunciamo a fare quella cosa finché non troveremo quell’amico per farla?
Potrebbe essere troppo tardi lo sai?!

Bisognerebbe trovare il proprio equilibrio ed essere capaci di coltivare i propri interessi anche da soli.

GRUPPO E SOLITUDINE

Bisogna essere forti e riuscire a convivere con la solitudine, riducendo così i propri rapporti a quelli più significativi.

Che senso avrebbe del resto circondarsi di persone che ci fanno sentire ancora più soli di quando lo siamo realmente.

L’INDIPENDENZA DAL GRUPPO

L’appartenere a più gruppi, o il non appartenere a nessun gruppo, ha però i suoi effetti collaterali.

Quando ti trovi, che sia per scelta o per caso, in un qualsiasi gruppo a cui non appartieni o che frequenti sporadicamente, spesso e volentieri ti senti escluso.

E’ difficile creare legami forti con persone con le quali non condividi molto del tuo tempo e dei tuoi interessi.

Non a caso molte persone, che hanno pochi interessi o che per altre ragioni frequentano sempre lo stesso gruppo di persone, creano con gli altri appartenenti al gruppo un legame, se si può dire, più forte. Condividono una serie di esperienze personali che si verificano all’ordine del giorno e su cui si aggiornano ad ogni incontro.

Ovviamente se non sei stato presente quando i tuoi amici hanno condiviso determinate esperienze, rischi di rimanere escluso da molti dei loro discorsi e, spesso e volentieri, di non cogliere il significato di alcune delle loro battute.

L’arte di saper stare bene in qualsiasi gruppo

Sono dell’idea che una persona intelligente abbastanza sappia tirar fuori argomenti interessanti di cui parlare senza necessariamente far sentire escluso nessuno del gruppo o rischiare di diventare ripetitivo.

BUONA COMPAGNIA E GRUPPO

Inoltre credo che oggigiorno la gente sia, a prescindere dalla sua intelligenza, a corto di argomenti interessanti di cui parlare e, qualora si trovasse con persone con le quali non condivide molto (interessi, scuola, lavoro), farebbe fatica a sostenere una conversazione ricca e coinvolgente.

Fra le mille cose la gente al giorno d’oggi non sa neanche più ascoltare, poiché è troppo impegnata a far valere a tutti i costi le proprie ragioni. 

Molte persone, di quelle che si sono inconsciamente rassegnate ai tempi che corrono, hanno deciso di frequentare sempre lo stesso gruppo di amici, a prescindere se ne siano felici o meno, tanto basta aprire Facebook o Instagram per isolarsi quel che basta dal gruppo reale e stare “meglio” in quello virtuale!

 

Vuoi davvero essere una di queste persone?

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Gelosia, che gelo sia! Come riuscire a gelare la gelosia che arde dentro tutti noi

Gelosia, che gelo sia! Non è soltanto un gioco di parole, ma un invito a gelare la gelosia che regna nei nostri animi infuocati.

Se ti sei soffermato anche solo per un secondo su questo articolo, vuol dire che sicuramente hai vissuto o stai vivendo anche tu un cattivo rapporto con la tua gelosia o con la gelosia delle persone più vicine a te. Cercherò di dirti la mia a riguardo e spero che quel che dirò ti aiuterà ad affrontare meglio la tua condizione.

Che cos’è la gelosia

Innanzitutto al concetto di gelosia non riesco a non affiancare quello del volersi bene.

ESSERE GELOSI = NON VOLERSI BENE

Nel senso di non voler bene a se stessi! E di conseguenza neanche a chi ci è affianco. E questo concetto è alla base di tutto.

Potrei non aggiungere altro, ma ho voglia di impelagarmi un po’ in questa fitta e invalicabile ragnatela invisibile chiamata “gelosia”.

Generalmente lo stato di gelosia è esercitato da chi vive con insicurezza, ansia e possesso una relazione, ed è legata profondamente a due paure in particolare: la paura della condivisione e quella del contatto.

Gelosia come paura della condivisione

A mio parere la gelosia non nasce semplicemente dalla paura di perdere una persona, ma nasce soprattutto dalla paura di condividerla.

Non siamo abituati a pensare che la persona che amiamo possa essere contemporaneamente amata da qualcun’altro…e a sua volta ricambiare (ti invito a non focalizzarti solo sull’amore classico fra uomo e donna, ma anche all’amore come sentimento più esteso fra gli esseri umani in generale).

Gelosia come paura del contatto

Inoltre, la paura di questo amore condiviso spesso porta ad un’altra paura, ancor più profonda, e cioè la paura del contatto. Infatti, una delle cose che più ci spaventa, è che la persona che amiamo possa toccare o essere toccata da qualcun’altro.

E per toccare intendo anche un semplice abbraccio. Un timore così grande che la maggior parte delle volte sfocia nel patetico, e anche un piccolo sguardo può infuocare l’animo della persona gelosa e apparire come qualcosa di fisico che tocca il corpo dell’amato.

Il potere dello sguardo nella gelosia

Un semplice sguardo, agli occhi del geloso, può equivalere ad un vero e proprio tradimento. È come se la persona gelosa assistesse ad un’unione intima fra la persona amata e quella con cui avviene lo scambio.

Ed è lì che, improvvisamente, la persona gelosa inizia a sentirsi nuda, come se il suo corpo fosse, da un momento all’altro, spogliato da ogni dignità, logorato e spremuto fino al midollo. Un corpo ormai da buttare.

Perché la gelosia regna negli animi delle persone insicure le quali spesso riducono se stesse a merce e, quando vengono divorate dalla gelosia, si sentono come un oggetto ormai diventato inutile.

Il “terzo incomodo” che dona lo sguardo invece, appare, agli occhi del geloso, come un fiore appena sbocciato, desideroso di luce e generoso, pronto a donare il suo nettare.

Infine la persona amata, quella che riceve lo sguardo, e che lo ricambia, appare come una giovane ape alla ricerca di un nuovo fiore su cui poggiarsi. Di quello vecchio non ha più bisogno, ormai la luna di miele è stata fatta.

Nella mente del geloso è caos allo stato puro.

Gelos-ia patolog-ia

La situazione peraltro cade sul patologico quando lo scambio di sguardi in questione diventa puramente immaginario e cioè nato ed evolutosi esclusivamente nella fantasiosa mente del geloso. Una mente nella quale si auto-proietta un film inedito che gira velocemente su una pellicola, la quale ricopre, avvolge e schiaccia la realtà, fino a distruggerla… Una realtà che ha ormai ceduto il suo posto all’immaginazione, per andarsi a fare una bel viaggetto di sola andata!!

E non ha senso aspettare che ritorni.

Ti presento una situazione ricorrente:

Immagina di essere in un gruppo di persone, di amici. Fra queste c’è quella che desideri, che ami. Fra una chiacchierata e l’altra prendono parte al gruppo altre persone a voi sconosciute, le quali iniziano a scambiare sguardi, sorrisi e battute amichevoli con il tuo amato, il quale, per giunta, ricambia. Come ti sentiresti? Il geloso si sentirebbe spodestato, decentrato, prevaricato, minacciato, SFIDATO.

Quando accade ciò, il film è già iniziato da un pezzo.
Il secondo tempo arriva subito…ma non termina MAI.
È un film infinito.

La gelosia è un buio e freddo tunnel.
Un labirinto d’ortiche.
Ti perdi,
non vedi più nulla,
soffri.

Viviamo in un mondo di registi che girano film paranoici, di cui sono gli unici protagonisti e spettatori.

gelosia

Il geloso non si vede responsabile della sua gelosia

Il geloso generalmente attribuisce le colpe di ogni sua sofferenza agli altri, alla situazione. La sua gelosia è, guarda caso, sempre giustificata!

“Ti ho visto come la guardavi”, “Non mi hai detto dove sei andato ieri sera” “Non ti sembra di passare troppo tempo con quella tua amica?” “Con chi eri al telefono?

Sono solo alcune delle classiche frasi che la persona gelosa rivolge alla persona amata e dalle quali nascono litigi volti a colpevolizzare l’amato, responsabile, a causa di un presunto atteggiamento sbagliato, di aver generato questo sentimento di gelosia non voluto. Il dito è sempre puntato contro l’amato o l’amante e mai contro se stessi.

Perché la persona gelosa non vuole essere gelosa. Non vuole perché la gelosia la fa star male. Continua però ad esserlo perché non capisce che lei, e solo lei, può dar fine a questa sofferenza. 

Gelosia come strumento di sofferenza

In una società dove il desiderio è visto come mancanza e la relazione come possesso, la sofferenza è quasi un obiettivo da raggiungere. E’ una continua gara a chi soffre di più. E la gelosia è un ottimo strumento per poter soffrire e dare un perché al proprio vittimismo.

Le persone felici e spensierate sono fuori moda. Sono dei pazzi!
Mentre il geloso vede ogni intruso come probabile sfidante, il pazzo lo vedrebbe come un probabile amico, se non amante.
Per il geloso il triangolo è una minaccia, per il pazzo è una promessa.

La geometria non è un reato! Diceva Renato..

Ma al di là della geometria, non credi anche tu che si può essere solo fieri del fatto che la persona che amiamo sia una persona che piaccia anche gli altri? Fieri del fatto che questa persona abbia scelto noi piuttosto che qualcun altro?

Perché sì, amare è una scelta

Come può definirsi vero amore se la persona al tuo fianco non ha  libertà di scelta? Allontanarla da qualsiasi possibile “sfidante” e cercare di manipolare i suoi sentimenti, di certo non farà di te la persona prescelta, fortunata ed amata. Tutt’al più farà di te quella cornuta! Perché più sarai geloso e possessivo e più allontanerai la persona amata da te.

NON PUOI MANIPOLARE I SENTIMENTI DELLA PERSONA CHE AMI

Io personalmente non vorrei mai al mio fianco persone i cui sentimenti non fossero del tutto spontanei.
Se la persona che amo, ama a sua volta qualcun’altro…io che ci posso fare?
Posso solo decidere se continuare a donargli il mio amore o se tenerlo per me. Ma di certo non posso costringerla a ricambiare i miei sentimenti né tanto meno ad avere l’esclusiva dei suoi.
Inoltre la gelosia ha il potere di distruggere ogni sentimento d’amore già esistente, quindi non ne vedo proprio il lato vantaggioso.

A questo punto potresti dirmi che un po’ di gelosia può far solo bene al rapporto, ed io ti risponderei che concordo! Infatti il non dover essere troppo gelosi non vuol dire dare per scontato il proprio partner.

Un po’ di gelosia serve sempre a ricordare, all’amato, quanto l’altra persona ci tenga al rapporto, e a chi prova la gelosia, che deve rinnovare ogni giorno il proprio amore per non far sì che questo rapporto muoia.

Per combattere la gelosia, quella morbosa, bisognerebbe avere più autostima e, al contempo, più fiducia nel partner.

So che non è semplice. Siamo esseri umani e fragili. Ma la nostra serenità viene sempre al primo posto.

Basta semplicemente chiedersi: perché non dovrei essere geloso?” 

E non vi è altra risposta che: PERCHÉ MI VOGLIO BENE! 

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Solitudine, riflessioni pratiche per comprenderla e amarla

Che cos’è la solitudine

La solitudine è una sensazione che bussa alla nostra vita fin da piccoli, non appena iniziamo a percepire noi stessi e la realtà circostante.

Infanzia e solitudine

Quando ero bambina, ad esempio, volevo giocare con tutti gli altri bambini e spesso rimanevo delusa dal fatto che per alcuni di loro non era lo stesso. 

“Mamma, perché non vogliono farmi giocare con i loro giochi?” era una delle domande che spesso le chiedevo. Condividevo tutto e spesso regalavo giochi, anche nuovi, ai miei amichetti. Non riuscivo a spiegarmi perché loro non facevano lo stesso. Iniziai a sperimentare qualcosa che assomigliava alla solitudine ma non avevo ben chiaro di cosa si trattasse. Ero semplicemente triste e non sapevo il perché. Nonostante fossi in compagnia di questi bambini, mi sentivo esclusa….e sola.

Crescendo iniziai a percepire la diversità fra le persone e iniziai a chiedermi se erano proprio queste diversità a far emergere le divergenze e a portare le persone a scontrarsi.

Adolescenza e solitudine

Nonostante ebbi questa intuizione, pur di non far fronte alla solitudine, iniziai a vivere la mia adolescenza cercando di piacere a tutti. Ovviamente il voler soddisfare le aspettative di tutti era estremamente estenuante, per non dire frustrante.

Creai un’immagine di me vista con gli occhi degli altri. L’unica cosa importante era piacere e avere tanti “amici” (a cui piacessi ovviamente). Facevo quello che era ‘figo’ fare, indossavo quello che era ‘figo’ indossare..per lo meno agli occhi di quel gruppo di persone che frequentavo, quel gruppo a cui avevo deciso di appartenere.

Perché sì, a quell’età dovevi appartenere ad un gruppo (comunisti, fascisti, punk, metallari, snob ecc ecc) per non sentirti escluso ed essere costretto a fare i conti con la solitudine.

Temevo la solitudine, era considerata roba da sfigati!  Restare a casa senza far nulla o non uscire il sabato sera era una cosa alquanto inconcepibile. Non importava se quel gruppo di persone mi faceva sentire sola, importava solo che ai loro occhi io non lo ero.

18 ANNI

L’evento più ambito era la festa dei 18 anni e quello fu l’esempio lampante di quanto ci tenessi a fare bella figura. Infatti, grazie all’aiuto dei miei genitori e di un mio zio che aveva un’agenzia che organizzava eventi, riuscii ad affittare una famosa discoteca tutta per me (odiavo le discoteche e tutt’ora non sono il mio forte)! Tutti, però, affittavano locali ‘fighi’ per festeggiare i loro diciott’anni quindi perché non io? Risultai ‘figa’ davanti a tutti i miei amici e compagni di classe…loro si divertirono un mondo, io un po’ meno…ma non era questo che mi importava del resto.

Ovviamente ringrazio di cuore i miei genitori per il loro impegno nell’organizzarmi questa festa. Ci tenevano a farmi felice e io sono tutt’ora felice di quello che hanno fatto per me. Ma, con il senno di poi, se potessi tornare indietro, farei molte cose diversamente.

Maturità e solitudine

Ora le cose sono cambiate, maturate. Sono diventata una persona più consapevole di ciò che sono e che voglio, e delle persone che desidero o non desidero frequentare. In fondo a questo serve l’adolescenza, a sbagliare, a crescere, a formarsi..

Ho pian piano imparato ad apprezzare la solitudine e la compagnia di me stessa. Esco quando voglio. Non esco quando non voglio. Ho acquisito libertà. Libertà di stare sola. Libertà di preferire la mia compagnia a quella di chi non ha niente da condividere con me. Ho imparato a volermi bene. Non è stato affatto facile. Ho versato tante lacrime e continuo a versarne perché non è semplice volersi bene. Alle volte mi scoraggio un po’ ed ho la sensazione che tutte le mie certezze mi abbandonino e con esse quell’autostima che credevo di aver ormai conquistato.

L’importanza dei momenti meno belli

Ho imparato però che tutto fa parte della vita e che bisogna trarre insegnamento anche dai momenti meno piacevoli, anzi soprattutto da quelli. Ho appreso che l’importante è acquisire la giusta consapevolezza, dei bei momenti e di quelli meno belli, e che la solitudine non è una cosa brutta, dal quale fuggire. Anzi, ho iniziato ad amare la solitudine e la mia compagnia. Non a caso certe riflessioni, certe idee importanti, vengono solo nei momenti di solitudine.

Selezionare bene le amicizie

Ho viaggiato molto, fisicamente e non, e nel corso dei miei viaggi ho conosciuto nuovi amici, mentre ne ho “persi” altri lungo il percorso. Ho spesso dovuto, come dire, “fare pulizia” fra le mie amicizie, cercando di conservare quelle che valevano la pena e far spazio a quelle che meritavano una possibilità.

La possibilità di entrare nella mia vita, nella mia preziosa vita. Una vita troppo preziosa per essere circondata da persone che non mi amano, che non amano se stesse e che non amano la vita.

La vita di ognuno di noi è preziosa. La nostra solitudine è preziosa.

Dobbiamo selezionare con cura le persone che entrano ed escono dalla nostra vita e con la stessa cura selezionare i momenti in cui abbiamo bisogno solo della nostra  compagnia.

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Libertà, come comprenderla e viverla al meglio

L’arte della libertà,
si fa fatica a conquistarla e ancora più fatica a praticarla.

La libertà è un diritto, ma si può essere completamente liberi?

Sì, è vero, la società ci condiziona e dobbiamo in qualche modo adattarci ad essa e vivere entro i suoi confini.

Ma ho imparato che non è un difetto scendere a compromessi, anzi è un pregio saperlo fare.

Sì, la libertà è bella… ma come si può combattere per ciò che ci rende felici senza fare alcun tipo di rinuncia? Cosa c’è di male nello scendere a compromessi se quel compromesso è il prezzo da pagare per qualcosa di molto più grande e gratificante?
Nessuno del resto è mai stato veramente felice senza aver prima sperimentato la sofferenza. Tutto ha un senso in questa vita, ogni piccola cosa è un pezzo fondamentale di questo grande puzzle chiamato Vita.

Non possiamo quindi vivere senza compromessi, così come non possiamo vivere nella totale libertà.

Abbiamo bisogno di regole, abbiamo bisogno di fare sacrifici, abbiamo bisogno di fare rinunce, abbiamo bisogno di piangere, abbiamo bisogno di cadere, per poi rialzarci più forti di prima.

Non fuggiamo davanti ai momenti difficili…

Che cos’è in fondo la libertà?

Il voler essere a tutti i costi liberi a 360 gradi altro non è che una forma di dipendenza dalla libertà stessa e quindi una non-libertà.

Siamo esseri umani, siamo stati creati per interagire, per socializzare, per amare…
Se pensi che l’essere libero possa svincolarti da tutto questo, ti sbagli.
Se pensi che l’essere libero possa permetterti di continuare ad interagire, socializzare ed amare, ma svincolato da ogni regola e responsabilità, ti sbagli…
Abbiamo tutti un cuore e un’anima che va rispettata.

Fidati, puoi essere te stesso e perseguire il tuo ideale di libertà anche sottostando a qualche piccola regola, anche scendono a qualche piccolo compromesso.

Credo sia più semplice di quello che credi..

Cos’è più importante? Essere liberi di fare quel che si vuole o vivere serenamente? Certamente devi essere te stesso, almeno al 90%. Quel 10% che avanza è quello che tu “sacrifichi” quando scendi a qualche piccolo compromesso. Ad ogni modo non fare tutto quello che ti passa per la testa non vuol dire non essere libero. Noi stessi dobbiamo darci delle regole, dei limiti. Il fatto che nella società odierna una buona fetta dell’umanità è se stessa al 30% e sacrifica il 70% di quello che realmente è, non sta a significare che bisogna fare zero sacrifici per poter vivere la propria vita al 100%. Che poi cosa vuole realmente dire vivere la propria vita al 100%? Vuol dire essere davvero liberi?


Libertà…Mi verrebbe da associarla alla perfezione. Perché? Perché nessuna delle due esiste davvero!!!  Un po’ come la staticità. Ci posso essere momenti di fermo assoluto, ma prima o poi tutto muta. Puoi assaporare momenti di pura libertà, ma prima o poi tornerai ai compromessi che la vita ti presenterà. Puoi vivere una giornata perfetta, raggiungere il peso forma perfetto, avere il marito perfetto…ma niente di tutto questo è eterno e immutabile.

Consigli pratici


Quindi cerca semplicemente di vivere la tua vita al meglio,
non dannarti alla ricerca di libertà o perfezione.

Goditi i momenti belli e quelli meno belli.
Cerca di essere te stesso quanto più puoi
e quando non puoi, non colpevolizzarti troppo.

La vita è piena di ostacoli e di situazioni che non possiamo prevedere o programmare.

Accogli con naturalezza quello che la vita ti presenta
e ascoltando il vero te troverai il modo migliore, per te/in quel momento, di affrontare ciò che ti accade.

 

 

Sii libero di non essere libero.

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